Stanchezza, da “Poesie di Álvaro de Campos”, Fernando Pessoa

nonsolobiancoenero

Quello che c’è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose –
queste e ciò che manca in esse eternamente –
tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C’è senza dubbio chi ama l’infinito,
c’è senza dubbio chi desidera l’impossibile,
c’è senza dubbio chi non vuole niente –
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perché io amo infinitamente il finito,
perché io desidero impossibilmente il possibile,
perché voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere…
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la…

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3. IMMAGINAZIONE

Questa è una qualità che non mi è mai mancata. Immaginare per me è sempre stato facile, soprattutto nei momenti della vita nei quali l’ho usata come ancora. Ancora di salvezza. I bambini ne sono ricchi e grazie ad essa, esplorano il mondo circostante, trasformandolo in qualcosa di entusiasmante, avventuroso, terrificante, fantastico. Bene, questo fantasticare immaginifico è rimasto nel mio modo di guardare il mondo. E di questo ringrazierò sempre l’universo e, naturalmente, i miei genitori, e in ultimo, ma non per importanza, ringrazio me. E’ grazie all’immaginazione che da bambina trovai conforto, in un periodo per me ansiogeno, con l’incontro con il pappagallo parlante dai bei colori accesi, che ogni sera, prima di addormentarmi, veniva a salutarmi alla finestra, ad ascoltare le mie storie. Sicuramente mi rispondeva, chissà in quale lingua lontana o esotica. Le storie. Ai miei figli amavo inventarne sempre di nuove, anche a puntate, con gli stessi protagonisti. E loro amavano ascoltarle. Mi specializzai anche nelle canzoni narranti che risolvevano egregiamente il momento della ninna nanna serale. Avete mai sognato ad occhi aperti? Già quella è la forma di immaginazione per eccellenza! Puoi essere un adulto serio ed affermato, ma solo se non hai perso questa capacità, questo dono, sarai salvo o salva. Immaginate, cieli notturni in cui scorrono come in una passerella cinematografica, balene sbuffanti i loro alti spruzzi d’acqua, leoni maestosi dalla gialla criniera ondeggiante, principesse dai lunghi capelli, vestite d’oro e pietre preziose, carrozze regali trainate da fieri cavalli bianchi con i relativi pennacchi. E ancora giocolieri dagli splendidi copricapi, fate dai lunghi vestiti luminescenti e il cappello a punta con l’immancabile bacchetta magica. E quando sembra essere finito lo stupore e la meraviglia, aprite meglio i vostri occhi, ecco gli elefanti con le loro bardature in oro e colori sgargianti, a seguire un veliero solca acque mai conosciute battendo bandiera pirata, ondeggiando paurosamente, mentre a prua il capitano sfida impavido le acque minacciose, scrutando l’orizzonte. Spero sia chiaro che cosa significhi per me immaginazione. Credo che possederne in abbondanza, consenta di vedere la parte migliore del mondo. Permetta insomma di non rimanere indifferenti di fronte ad ogni sua manifestazione. E questo è un bene, ma può anche essere un male. Infatti, sebbene si abbia la capacità di cogliere la bellezza in ogni creatura e in ogni dove, si ha anche la grossa sfortuna di percepirne ogni bassezza, ogni mancanza, ogni indifferenza, ma solo dopo, quando la disillusione apre gli occhi e fa calare il velo di Maya.

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">P.F. 23/12/2020P.F. 23/12/2020

2. TENEREZZA

L’immagine che ho subito in mente, pensando alla tenerezza, è quella di un cucciolo o di un bambino. Ma la stessa emozione è generata in me da una persona anziana. I vecchi possiedono nei loro corpi e nelle loro anime, l’intero sguardo sulla vita. Hanno cioè quella conoscenza del mondo, che gli esseri umani acquistano con tanta parsimonia nel corso della loro esistenza. E questo li rende profondamente capaci di scegliere la strada giusta, quella che porterà al nostro e all’altrui bene. I miei genitori si sono sposati 60 anni fa. Mio padre ha 86 anni, mia madre ne conta, con difficoltà, 82. Quando stanno insieme, spesso si tengono la mano, l’accarezzano. Li ho visti sorreggersi nel camminare, ma non solo per timore di inciampare nel percorso accidentato, loro si prendono per mano quasi a sancire il loro andare nella vita, insieme.

La tenerezza sono anche i miei figli bambini, le cure amorevoli e i baci e gli abbracci. Il suono della parola “mamma” riecheggia ancora dentro me, anche se già così lontana. Noi donne rivestiamo molti ruoli, alcuni scelti, molti altri imposti dalla cultura della società a cui apparteniamo. Quello che mi infonde un senso di tenerezza è quello di madre. Ritengo che da bambini si sappia esprimere il meglio del genere umano. Non importa il luogo o il tempo in cui si nasce. Non conta la fortuna o la sfortuna di venire al mondo in un paese ricco e pieno di opportunità, o tra le macerie di case distrutte dalla guerra. I bambini sanno sorridere lo stesso. Essi sono  i semi del genere a cui apparteniamo e sono in grado di sopravvivere alle brutture e alla violenza del mondo. Se noi glielo permettiamo. E’ vero che le lacrime di un bambino che fa i capricci per un giocattolo nuovo e le lacrime di un bambino che ha fame, hanno un peso ben diverso. Ma pensateci. Il loro sorriso è identico, in tutte le parti del nostro mondo così vasto, così minuscolo.

22/12/2020

Vivere

Sognare, segnare
percorrere corpi, labirinti di sguardi
Origliare
percorrere luoghi stati
e non già conosciuti.
Vuotare memorie
e riempirle di senso
di sensi e sentimenti
provati, sperati, disperati.
Traslocare vissuti
amati, temuti
mai perduti.
E intanto sorgere
ogni giorno
ogni notte
con energia
con lentezza
con temeraria tenacia.
Elevare la vita oltre ogni sua reale disillusione
Perchè?
Perchè così è giusto.
Così è vivere
Agire per il meglio
lottare per il giusto
amare ciò che è degno
gioire, gustare
tutte le meraviglie del creato
piangere, soffrire
arrabbiarsi, reagire
ai soprusi, alle ingiustizie
al razzismo, all’odio
a chi sfrutta, annichilisce,
a chi abusa, a chi svilisce,
a chi tradisce e a chi uccide.
Cercare un motivo
un motivo sano
che splenda del suo vero
che sia bianco come un velo
che sposi per amore
che suoni come un nome
da sempre atteso Amore.

Quello che vedo

imageimageimageQuello che vedo guardandoti negli occhi ragazzo d’Africa, quello che vedo è l’azzurro del mare che hai attraversato. Quello che vedo, o uomo col viso solcato, incontrato nel parcheggio che disperato mi hai guardato e poi mi hai evitato, è il pianto delle tue donne quando sei partito. Quello che vedo ragazzo d’Africa, bello e col sorriso ombreggiato da nuvole di tristezza , sono le corse nel tuo villaggio da bambino. Quello che vedo, fiera donna nera, quando incedi lenta nella strada è la bellezza della tua terra, sono i colori del cielo d’Africa che non ho mai visto.

Tisichelle al vino

Poche Righe

Alle 7 di stamattina impastavo le Tisichelle al vino. Altrove, probabilmente nello stesso momento, un’altra di noi apriva le finestre della cucina, lasciando che l’aria fresca cancellasse l’odore di frolla e crema lasciato dalla crostata cotta ieri sera. Qualcuna invece curava già da due ore la lievitazione della pizza, mentre un’altra affrontava il viaggio non proprio breve per portare il bimbo dai nonni. Una preparava il materiale per la lezione, un’altra sbrigava le prime faccende di casa, altre ancora si svegliavano nelle proprie stanze e qualcuna non aveva proprio dormito per via dei bimbi.
Alle 9, comunque, eravamo tutte nella stessa Casa. In mano prendevamo ago e filo, poi la matita per prendere appunti, quindi ancora forbici e tessuti. E così via per le tre ore successive, come ogni giovedì e lunedi dell’ultimo mese. Un corso intenso in cui la pratica e la teoria si alternano e le pause si…

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Salvatore Ceccarelli – Miglioramento genetico partecipativo

La biodiversità deve essere salvaguardata !!!!!!

Ciboprossimo

L’aumento della vulnerabilità delle specie coltivate, l’impoverimento del patrimonio genetico e le imprevedibili variazioni climatiche obbligano a un ripensamento dei metodi convenzionali di miglioramento genetico. L’approccio partecipativo coinvolge direttamente l’agricoltore nella sperimentazione, investendolo di un ruolo nel controllo e nella valutazione finale del processo di selezione, offrendo altresì l’opportunità di valorizzare le produzioni locali e di riflesso, il territorio che le ha espresse nel tempo.

Intervista al Prof. Salvatore Ceccarelli, che ha teorizzato e messo in pratica il Miglioramento Genetico Partecipativo in molti territori del Sud del mondo, ottenendo risultati eclatanti in aree critiche dell’Etiopia, Eritrea e del Sud del Mediterraneo; non si può escludere che in un prossimo futuro l’approccio partecipativo diventi la via da percorrere anche per gli agricoltori delle zone temperate.

Diminuzione della biodiversità, cambiamenti climatici e fame nel mondo, quanto sono fra loro interconnessi, può farci degli esempi?
Tra i maggiori problemi di cui il mondo scientifico…

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